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La scienza del plasma


Non è obbligatorio usare internet per fare gli hacker. A volte è più efficace maneggiare le leggi della fisica. E magari un piccolo cannone al plasma, come fa Claudia Riccardi. Fisica dell’università di Milano-Bicocca, 42 anni, ha creato Plasmaprometeo, un centro di eccellenza che, grazie a un accordo tra l’università e la Regione Lombardia, aiuta le aziende a migliorare i materiali con la tecnologia del plasma. Qualsiasi materiale: dalla carta alle piastrelle, dagli pneumatici alle pelli conciate. 

Il plasma, per capirci, è quel gas luminescente che accende le aurore boreali e le stelle. "A metà anni Novanta un’azienda tessile mi chiese di creare una seta idrorepellente. Nel giro di un anno mettemmo a punto il processo per la seta e per altri tessuti". Da allora Riccardi non ha più smesso di sparare plasma su ogni tipo di materiale, registrando anche una ventina di brevetti. Il processo è semplice: le molecole del gas reagiscono con le superfici e le contagiano con le loro proprietà naturali. La pelle di un divano diventa oliorepellente e antimacchia, mentre la plastica delle sale operatorie diventa antibatterica, e plastiche e pellicole per alimenti creano barriere antiossigeno o antiumidità, a seconda delle esigenze. In elettronica, il plasma è utilizzato per proteggere i circuiti dagli agenti atmosferici. 

"Lavoro in un gruppo che mi ha dato una grande libertà di movimento. Le imprese sono una fonte di finanziamento ma anche una sorgente di idee". Il centro milanese lavora ogni anno su cinque-sei progetti con partner pubblici e privati, coinvolgendo anche il ministero della Ricerca, l’Unione europea e la Regione Lombardia. Si va dalla messa a punto di nuove superfici per pneumatici (insieme con la Pirelli) ai materiali innovativi per l’edilizia o, per cambiare settore, ai tessuti tecnici. 

"Il plasma è anche ecologico, richiede poca acqua e pochi agenti chimici supplementari. Penso alla possibilità di colorare i tessuti impiegando solo il plasma, o di realizzare vetri che catturino le polveri sottili dello smog". Non basta, alla Bicocca si lavora anche a celle fotovoltaiche ad alta efficienza, che intrappolano più luce. "È semplice, in fondo si tratta di imitare la natura".

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